Profilo d'autore


Monica Florio (Napoli, 1969) , giornalista pubblicista, si è occupata di cinema, arte e turismo sulle testate “Cronache di Napoli”, “Arte & Carte”, “Il Denaro”. Scrive di cultura su “L’Avanti!”, su “L’isola” di Mimmo Carratelli e sulla testata online “www.napoliontheroad.it”.
Il suo racconto “Fuori dal gioco” è stato incluso nella raccolta “Vedi Napoli e poi scrivi” (Kairós Edizioni).

 


Monica Florio 
Il Guappo
nella storia, nell'arte, nel costume 

L'opera prova a ricostruire le origini di questa figura, ripercorrendone nel tempo le alterne vicende. Ne risulta una ricostruzione completa, variegata, ricca di citazioni, che scolpisce un personaggio, talvolta idealizzato, spesso banalizzato, ma indiscutibilmente legato alla storia del costume.
Edizione 2004 - Euro 10
Collana di saggistica "All'Ombra del Vulcano"

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Il libro letto da:

Ely Demarco

Chi è il Guappo? Si differenzia – e in che cosa - dal camorrista? Quali sono le vere origini di questo personaggio “mitico”, che passeggia su e giù attraverso la storia del costume di Napoli e da sempre fa parte dell’immaginario dei napoletani e dei conoscitori della nostra città? 
A queste domande cerca di rispondere il saggio di Monica Florio, attraverso una approfondita opera di ricerca, tutt’ altro che facile, perche’ le fonti sono numerose ma confuse, spesso contraddittorie e frammentarie.
Ed è proprio le frammentarietà dei documenti a rendere prezioso il lavoro di Monica, che ha attinto con pazienza e precisione – ma anche con creatività - a tutto il materiale disponibile: la storia, certamente, ma soprattutto la letteratura, ricchissima – da Boccaccio (ricordate la novella di Andreuccio da Perugia?) a Basile, da Ferdinando Russo a Salvatore Di Giacomo e Giuseppe Marotta – di novelle, sonetti e biografie; l’ampia varietà di aneddoti; la folta produzione teatrale – dalla sceneggiata alle commedie di Viviani per arrivare al grande Eduardo del “Sindaco del Rione Sanità”; il cinema – quello di denuncia di Rosi, Zampa, Squitieri, o il più popolare “western napoletano”; la canzone napoletana.
Testimonianze storiche, poesie, “macchiette” di varie epoche vengono analizzate facendo emergere la figura del guappo, evidenziato nelle sue diverse e talvolta contraddittorie caratteristiche: popolano, a meta’ tra il giustiziere e il malavitoso, spesso erroneamente identificato con il camorrista.
L’obiettivo è quello di restituire al guappo la sua connotazione piu’ autentica: quella di un personaggio sostanzialmente indipendente da ogni organizzazione e insofferente alle regole – siano esse emanazione della Legge o della Criminalità più o meno organizzata; di “cane sciolto” abituato a compiere atti di violenza ma comunque con una sorta di proprio codice d’onore, al quale spesso si ispira per proteggere un debole o una vittima di qualche ingiustizia…
L’opera prova a ricostruire le origini di questa figura, ripercorrendone poi nel tempo le alterne vicende: dalla sua prima apparizione verso la fine del 1400 durante la dominazione aragonese nel Mezzogiorno, alle disavventure sotto il regno borbonico, dalle strumentalizzazioni del periodo post-unitario ai complessi rapporti con il regime fascista e alla “nuova guapparia” dei contrabbandieri, fino ad arrivare - di recente - alla sua sostanziale scomparsa
Ne risulta una ricostruzione il piu’ possibile completa, variegata, ricca di citazioni, che vuole fare un po’ di chiarezza intorno ad un personaggio - talvolta idealizzato, piu’ spesso banalizzato - che ha comunque caratterizzato in modo indelebile la storia del costume di Napoli.